L’Intelligenza Artificiale (IA) è diventata una realtà con cui ci interfacciamo ogni giorno: dai social ai cartelloni pubblicitari, fino alla robotica aziendale. Si tratta di uno strumento decisamente utile e rivoluzionario, ma non privo di rischi. L’IA può infatti rappresentare un grande supporto per le attività umane, lavorative e non, portando con sé vantaggi ma anche criticità, soprattutto sul piano etico e della sostenibilità.
Luciano Floridi, filosofo italiano specializzato nell’etica delle nuove tecnologie, è oggi un punto di riferimento nella riflessione etica sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Secondo la sua visione, l’IA può essere intesa come una forma di “agency”: un agente capace di supportare lo svolgimento delle attività umane, ma che non costituisce una vera e propria intelligenza, qualità che resta propria dell’essere umano in quanto soggetto pensante.
L’IA non pensa né comprende: esegue istruzioni definite. Non possiede coscienza e opera risolvendo problemi su base statistica e probabilistica, producendo risultati spesso percepiti come “intelligenti”. Non essendo un’entità autonoma, ma piuttosto il risultato di progettazione umana, la questione centrale cambia prospettiva: più che temere una sostituzione dell’uomo, diventa fondamentale chiedersi come governare e controllare questi strumenti in modo efficace.
Questa trasformazione, dall’aria rivoluzionaria, si inserisce nel solco delle grandi rivoluzioni di Niccolò Copernico, Charles Darwin e Sigmund Freud. Oggi, infatti, l’umanità è chiamata a riconoscere di non essere né unica né centrale, ma parte di un ambiente informazionale — l’“infosfera”. In questo contesto, come sottolinea Floridi, emerge la necessità di sviluppare una nuova etica, capace di guidare l’innovazione tecnologica senza esserne travolti, mantenendo il controllo e tutelando i valori umani.
Anche nel nostro lavoro, l’IA trova spazio nel quotidiano: dai programmi di grafica, alla correzione di testi, fino al raggruppamento di grandi dati. Noi stiamo lavorando per far sì che essa sia sempre più di supporto in tutte quelle attività meno creative e più tech, così da poter aumentare il tempo dedicato al ragionamento e allo sviluppo della creatività che ci contraddistingue.
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A cura di Viola Spreafico
