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	<title>Aglaia Srl</title>
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	<description>Communication Design</description>
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	<title>Aglaia Srl</title>
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		<title>Comunicare con efficacia: perché tutto parte dalla strategia</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/comunicare-con-efficacia-perche-tutto-parte-dalla-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte aziende pensano che per comunicare meglio basti pubblicare più contenuti sui social, investire in campagne pubblicitarie o scegliere il canale più innovativo. In realtà, una comunicazione efficace nasce molto prima: dalla strategia. Ogni attività di marketing e comunicazione dovrebbe partire da una pianificazione solida, basata sui dati e orientata al proprio pubblico di riferimento. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte aziende pensano che per comunicare meglio basti pubblicare più contenuti sui social, investire in campagne pubblicitarie o scegliere il canale più innovativo. In realtà, una comunicazione efficace nasce molto prima: dalla strategia.</p>
<p>Ogni attività di marketing e comunicazione dovrebbe partire da una pianificazione solida, basata sui dati e orientata al proprio pubblico di riferimento. Solo comprendendo il mercato, i bisogni dei consumatori e gli obiettivi aziendali è possibile costruire una comunicazione capace di generare risultati concreti.</p>
<p>Come ricorda Philip Kotler, tra i maggiori studiosi di marketing, una strategia efficace crea un collegamento tra le esigenze del mercato, i bisogni dei clienti e gli obiettivi dell&#8217;impresa.</p>
<p>Per questo motivo, ogni processo strategico dovrebbe essere preceduto da un&#8217;attenta fase di ricerca e analisi.</p>
<p>Eppure, ancora oggi, molte aziende considerano queste attività una perdita di tempo o un costo superfluo, preferendo investire direttamente nella comunicazione.</p>
<p><em>Ma cosa succede quando si decide di saltare questi passaggi?</em></p>
<p><strong>Un esempio pratico</strong></p>
<p>Immaginiamo un’azienda della Food Valley nel settore industriale della gelateria, per aumentare le vendite l&#8217;azienda decide di destinare una parte significativa del proprio budget a una campagna sui social media interamente in lingua inglese, con l&#8217;obiettivo di attirare un numero maggiore di turisti.</p>
<p>Dopo alcuni mesi, però, i risultati non arrivano: le vendite rimangono sostanzialmente invariate e l&#8217;investimento non produce il ritorno sperato.</p>
<p><em>Perché?</em></p>
<p>Se l’azienda avesse analizzato i dati relativi ai propri clienti, avrebbe scoperto che la maggior parte degli acquisti proveniva dai residenti e dai clienti abituali del punto vendita. I turisti rappresentavano invece una quota limitata della clientela e sceglievano il locale soprattutto per la sua posizione, senza particolari probabilità di tornare in futuro. Di conseguenza, concentrare gran parte delle risorse su una comunicazione rivolta esclusivamente a questo pubblico non era la scelta più efficace.</p>
<p>Un&#8217;analisi della concorrenza avrebbe fornito indicazioni preziose: differenziarsi dalla concorrenza valorizzando la propria tradizione artigianale italiana, l&#8217;utilizzo di ingredienti della filiera locale e la qualità delle ricette, costruendo un posizionamento più distintivo e rilevante per il proprio pubblico con un brand forte.</p>
<p>Grazie a queste informazioni, l&#8217;azienda avrebbe potuto sviluppare una strategia più efficace: mantenere una comunicazione accessibile anche ai turisti, ma destinare la maggior parte degli investimenti ai residenti, promuovendo la qualità artigianale del prodotto legata ad un brand riconoscibile e rafforzando la fidelizzazione della clientela locale.</p>
<p><strong>La strategia prima della comunicazione</strong></p>
<p>Questo esempio dimostra come una strategia fondata sulla ricerca e sull&#8217;analisi permetta di evitare investimenti poco efficaci e di costruire una comunicazione più pertinente, coerente e competitiva.</p>
<p>Prima di scegliere i canali, definire il tono di voce o realizzare una campagna pubblicitaria, è fondamentale rispondere ad alcune domande: a chi vogliamo rivolgerci? Quali sono i bisogni del nostro pubblico? Come possiamo differenziarci dai concorrenti? Quale valore vogliamo comunicare?</p>
<p>Solo dopo aver chiarito questi aspetti la comunicazione può diventare uno strumento realmente efficace.</p>
<p>È proprio questo il compito di un&#8217;agenzia di comunicazione: <strong>trasformare dati, analisi e obiettivi aziendali in una strategia capace di creare valore per l&#8217;impresa e per i suoi clienti.</strong> Attraverso un&#8217;attenta analisi del contesto interno ed esterno, è possibile individuare le opportunità di mercato, costruire un posizionamento distintivo e sviluppare una comunicazione coerente, capace di contribuire concretamente al raggiungimento degli obiettivi aziendali</p>
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		<title>Brand identity: il valore di essere riconoscibili</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/brand-identity-il-valore-di-essere-riconoscibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 09:26:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vi dicessimo &#8220;rosso e giallo&#8221;, quale brand vi verrebbe in mente? Forse avete già la risposta in mente. Un indizio? Inizia con la M. Ma perché questa associazione è così immediata? La risposta sta nel branding: il processo attraverso cui un brand, grande o piccolo, costruisce la propria identità e diventa riconoscibile nella mente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se vi dicessimo &#8220;rosso e giallo&#8221;, quale brand vi verrebbe in mente? Forse avete già la risposta in mente. Un indizio? Inizia con la M.<br />
Ma perché questa associazione è così immediata? La risposta sta nel branding: il processo attraverso cui un brand, grande o piccolo, costruisce la propria identità e diventa riconoscibile nella mente delle persone.</p>
<p>Ma cosa comprende davvero l&#8217;identità di un brand? A differenza di quanto si pensi, non si limita al logo. L&#8217;identità è un insieme di elementi tangibili e intangibili che esprimono valori, personalità e proposta di valore dell&#8217;azienda. Colori, forme, tone of voice, immagini, ambienti, collaborazioni ed eventi: ogni dettaglio contribuisce a creare una percezione coerente e distintiva.</p>
<p>Perché è così importante avere un&#8217;identità forte? Innanzitutto perché permette di differenziarsi dalla concorrenza, valorizzando ciò che rende unico un brand. Ma c&#8217;è di più: un&#8217;identità ben costruita favorisce la nascita di una connessione emotiva con il pubblico, creando fiducia e rafforzando la relazione nel tempo.</p>
<p>Come si costruisce un&#8217;identità efficace? Non esiste una formula universale, ma ci sono principi fondamentali da seguire. La coerenza è uno di questi: utilizzare in modo costante colori, linguaggio, stile visivo e modalità di comunicazione aiuta il pubblico a riconoscere il brand e a percepirlo come solido, credibile e ben posizionato.</p>
<p>In Aglaia crediamo che l&#8217;identità sia uno degli elementi più strategici di qualsiasi piano di comunicazione. Non rappresenta soltanto ciò che distingue un brand dagli altri, ma anche ciò che permette di creare relazioni autentiche con le persone. Un&#8217;identità forte aiuta un brand a essere riconosciuto, ricordato, condiviso e, soprattutto, scelto.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>A cura di</em> Viola Spreafico</p>
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		<title>Video: la grande risorsa del digital marketing</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/video-la-grande-risorsa-del-digital-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 12:59:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono i mezzi per creare più engagement sui social e perché i video stanno spopolando? Se vi siete posti questa domanda almeno una volta, siete nel posto giusto. Nell’era digitale, l’engagement è fondamentale: l’interazione degli utenti porta visibilità, brand awareness e, molto spesso, user generated content (UGC). Con il cambio generazionale e la nascita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono i mezzi per creare più engagement sui social e perché i video stanno spopolando? Se vi siete posti questa domanda almeno una volta, siete nel posto giusto. Nell’era digitale, l’engagement è fondamentale: l’interazione degli utenti porta visibilità, brand awareness e, molto spesso, user generated content (UGC).</p>
<p>Con il cambio generazionale e la nascita di nuove piattaforme social, uno strumento è diventato sempre più potente: il video, soprattutto quello breve. Non è un caso che la “brevità” sia diventata sinonimo di efficacia. Il modo in cui gli utenti vivono i social è cambiato profondamente: i contenuti devono avere ganci (hook) molto forti e catturare l’attenzione in pochissimi secondi, interrompendo lo scrolling compulsivo.</p>
<p>I video, inoltre, non si limitano al primo play. Possono diventare la base per contenuti virali e per la generazione di UGC: gli utenti, infatti, reagiscono creando a loro volta nuovi contenuti – e proprio per questo, talvolta il <em>tone of voice</em> deve essere leggermente provocatorio o stimolante.</p>
<p>Inoltre, grazie all’accoppiata video-suono, questo tipo di contenuto arriva in modo diretto ed efficace, sfruttando la molteplicità di stimoli visivi e uditivi. Il risultato è un contenuto immediato, dinamico e capace di creare una forte connessione emotiva.</p>
<p>Insomma, è chiaro: i video sono diventati lo strumento più utilizzato per creare engagement con l’audience. La loro velocità e immediatezza li rendono facili da fruire, dinamici e attrattivi; spesso vengono anche rivisti più volte per essere pienamente compresi, aumentando ulteriormente il coinvolgimento.</p>
<p>In Aglaia, i video giocano un ruolo davvero importante, soprattutto per i nostri clienti. Non importa il settore di riferimento: se utilizzati correttamente, rappresentano la chiave per farsi conoscere, creare appeal e rendere un brand più vicino al proprio pubblico.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>A cura di</em> Viola Spreafico</p>
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		<title>Luciano Floridi e l’etica dell’IA: facciamo chiarezza</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/luciano-floridi-e-letica-dellia-facciamo-chiarezza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 10:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Intelligenza Artificiale (IA) è diventata una realtà con cui ci interfacciamo ogni giorno: dai social ai cartelloni pubblicitari, fino alla robotica aziendale. Si tratta di uno strumento decisamente utile e rivoluzionario, ma non privo di rischi. L’IA può infatti rappresentare un grande supporto per le attività umane, lavorative e non, portando con sé vantaggi ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Intelligenza Artificiale (IA) è diventata una realtà con cui ci interfacciamo ogni giorno: dai social ai cartelloni pubblicitari, fino alla robotica aziendale. Si tratta di uno strumento decisamente utile e rivoluzionario, ma non privo di rischi. L’IA può infatti rappresentare un grande supporto per le attività umane, lavorative e non, portando con sé vantaggi ma anche criticità, soprattutto sul piano etico e della sostenibilità.</p>
<p>Luciano Floridi, filosofo italiano specializzato nell’etica delle nuove tecnologie, è oggi un punto di riferimento nella riflessione etica sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Secondo la sua visione, l’IA può essere intesa come una forma di “agency”: un agente capace di supportare lo svolgimento delle attività umane, ma che non costituisce una vera e propria intelligenza, qualità che resta propria dell’essere umano in quanto soggetto pensante.</p>
<p>L’IA non pensa né comprende: esegue istruzioni definite. Non possiede coscienza e opera risolvendo problemi su base statistica e probabilistica, producendo risultati spesso percepiti come “intelligenti”. Non essendo un’entità autonoma, ma piuttosto il risultato di progettazione umana, la questione centrale cambia prospettiva: più che temere una sostituzione dell’uomo, diventa fondamentale chiedersi come governare e controllare questi strumenti in modo efficace.</p>
<p>Questa trasformazione, dall’aria rivoluzionaria, si inserisce nel solco delle grandi rivoluzioni di Niccolò Copernico, Charles Darwin e Sigmund Freud. Oggi, infatti, l’umanità è chiamata a riconoscere di non essere né unica né centrale, ma parte di un ambiente informazionale — l’“infosfera”. In questo contesto, come sottolinea Floridi, emerge la necessità di sviluppare una nuova etica, capace di guidare l’innovazione tecnologica senza esserne travolti, mantenendo il controllo e tutelando i valori umani.</p>
<p>Anche nel nostro lavoro, l’IA trova spazio nel quotidiano: dai programmi di grafica, alla correzione di testi, fino al raggruppamento di grandi dati. Noi stiamo lavorando per far sì che essa sia sempre più di supporto in tutte quelle attività meno creative e più tech, così da poter aumentare il tempo dedicato al ragionamento e allo sviluppo della creatività che ci contraddistingue.</p>
<p>&#8211;</p>
<p><em>A cura di</em> Viola Spreafico</p>
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		<title>Una mostra-evento per le Olimpiadi 2026</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/una-mostra-evento-per-le-olimpiadi-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 14:57:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raccontare le Olimpiadi attraverso un territorio: il progetto della mostra “Gli atleti lariani agli sport invernali” L&#8217;Olimpiade Invernale rappresenta uno dei più alti momenti di incontro tra sport, cultura e territorio. Non solo competizioni e medaglie, ma storie individuali che diventano patrimonio collettivo, capaci di raccontare un’epoca, un luogo, una comunità. Da questa visione nasce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Raccontare le Olimpiadi attraverso un territorio: il progetto della mostra “Gli atleti lariani agli sport invernali”</div>
<div>L&#8217;Olimpiade Invernale rappresenta uno dei più alti momenti di incontro tra sport, cultura e territorio. Non solo competizioni e medaglie, ma storie individuali che diventano patrimonio collettivo, capaci di raccontare un’epoca, un luogo, una comunità.</div>
<div>Da questa visione nasce “Gli atleti lariani agli sport invernali”, una mostra inserita nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina 2026, che accompagna il pubblico in un percorso attraverso oltre un secolo di Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, viste dal punto di vista del territorio di Lecco e Como.</div>
<div></div>
<div>Il progetto espositivo prende forma a partire da un lavoro di ricerca, curatela e organizzazione che ha coinvolto atleti, istituzioni, associazioni sportive e archivi. L’obiettivo non è celebrare solo i risultati, ma restituire complessità al racconto olimpico: accanto agli atleti trovano spazio tecnici, skiman, preparatori, professionisti e figure silenziose che hanno contribuito alla partecipazione italiana ai Giochi.</div>
<div>Aglaia ha seguito l’intero percorso progettuale della mostra, dalla definizione del concept alla curatela dei contenuti, dalla progettazione grafica dei pannelli allo studio degli allestimenti, fino al coordinamento delle attività di presentazione e degli eventi di inaugurazione. Un lavoro che ha richiesto attenzione al rigore storico, alla chiarezza narrativa e all’efficacia visiva, per rendere accessibile un patrimonio di dati e storie molto ampio.</div>
<div></div>
<div>Il percorso espositivo è pensato come un racconto progressivo: i pannelli dedicati ai protagonisti lariani si intrecciano con una timeline delle Olimpiadi Invernali e con approfondimenti sulle edizioni italiane, sui grandi campioni azzurri e sul futuro rappresentato da Milano Cortina 2026.</div>
<div></div>
<div>Accanto alla mostra, il progetto prevede momenti pubblici di incontro: dall’inaugurazione con le scuole con più di 340 ragazzi presenti in un solo momento, pensata come occasione educativa sui valori dello sport, alla serata aperta al pubblico con testimonial e ambassador olimpici.</div>
<div></div>
<div>Per Aglaia, questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la comunicazione possa diventare spazio di relazione tra istituzioni, territorio e grandi eventi internazionali, trasformando contenuti complessi in esperienze culturali condivise.</div>
<div></div>
<div>&#8211;</div>
<div><em>A cura di A. Mauri</em></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Raccontare le Olimpiadi attraverso un territorio: il progetto della mostra “Gli atleti lariani agli sport invernali”</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/raccontare-le-olimpiadi-attraverso-un-territorio-il-progetto-della-mostra-gli-atleti-lariani-agli-sport-invernali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 07:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le Olimpiadi Invernali rappresentano uno dei più alti momenti di incontro tra sport, cultura e territorio. Non solo competizioni e medaglie, ma storie individuali che diventano patrimonio collettivo, capaci di raccontare un’epoca, un luogo, una comunità. Da questa visione nasce “Gli atleti lariani agli sport invernali”, una mostra inserita nel programma ufficiale dell’Olimpiade Culturale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://aglaiasrl.it/blog/raccontare-le-olimpiadi-attraverso-un-territorio-il-progetto-della-mostra-gli-atleti-lariani-agli-sport-invernali/">Raccontare le Olimpiadi attraverso un territorio: il progetto della mostra “Gli atleti lariani agli sport invernali”</a> proviene da <a href="https://aglaiasrl.it">Aglaia Srl</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Le Olimpiadi Invernali rappresentano uno dei più alti momenti di incontro tra sport, cultura e territorio. Non solo competizioni e medaglie, ma storie individuali che diventano patrimonio collettivo, capaci di raccontare un’epoca, un luogo, una comunità.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Da questa visione nasce <strong><em>“Gli atleti lariani agli sport invernali”</em></strong>, una mostra inserita nel programma ufficiale dell’<strong>Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina 2026</strong>, che accompagna il pubblico in un percorso attraverso oltre un secolo di Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, viste dal punto di vista del territorio di Lecco e Como.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Il progetto espositivo prende forma a partire da un lavoro di ricerca, curatela e organizzazione che ha coinvolto atleti, istituzioni, associazioni sportive e archivi. L’obiettivo non è celebrare solo i risultati, ma restituire complessità al racconto olimpico: accanto agli atleti trovano spazio tecnici, skiman, preparatori, professionisti e figure silenziose che hanno contribuito alla partecipazione italiana ai Giochi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Aglaia ha seguito l’intero percorso progettuale della mostra, dalla definizione del concept alla curatela dei contenuti, dalla progettazione grafica dei pannelli allo studio degli allestimenti, fino al coordinamento delle attività di presentazione e degli eventi di inaugurazione. Un lavoro che ha richiesto attenzione al rigore storico, alla chiarezza narrativa e all’efficacia visiva, per rendere accessibile un patrimonio di dati e storie molto ampio.</div>
<div>Il percorso espositivo è pensato come un racconto progressivo: i pannelli dedicati ai protagonisti lariani si intrecciano con una timeline delle Olimpiadi Invernali e con approfondimenti sulle edizioni italiane, sui grandi campioni azzurri e sul futuro rappresentato da Milano Cortina 2026.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Accanto alla mostra, il progetto prevede momenti pubblici di incontro: dall’inaugurazione con le scuole con più di 300 ragazzi presenti in un solo momento, pensata come occasione educativa sui valori dello sport, alla serata aperta al pubblico con testimonial e ambassador olimpici.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Per Aglaia, questo progetto rappresenta un esempio concreto di <strong>come la comunicazione possa diventare spazio di relazione tra istituzioni, territorio e grandi eventi internazionali</strong>, trasformando contenuti complessi in esperienze culturali condivise.</div>
<div></div>
<div>__</div>
<div></div>
<div><em>A cura di A. Mauri &#8211; CEO</em></div>
<p>L'articolo <a href="https://aglaiasrl.it/blog/raccontare-le-olimpiadi-attraverso-un-territorio-il-progetto-della-mostra-gli-atleti-lariani-agli-sport-invernali/">Raccontare le Olimpiadi attraverso un territorio: il progetto della mostra “Gli atleti lariani agli sport invernali”</a> proviene da <a href="https://aglaiasrl.it">Aglaia Srl</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Oroscopo&#8221; 2026: le previsioni per il marketing</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/oroscopo-2026-le-previsioni-per-il-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 11:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’inizio dell’anno nuovo molti di voi avranno dato un’occhiata a cosa li aspetta per il 2026 nelle temute e amate parole delle previsioni dell’oroscopo di Paolo Fox. Ma, al di là di osservare l’allineamento di stelle e pianeti, noi di Aglaia guardiamo e studiamo movimenti che avvengono sulla Terra e vi presentiamo un altro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://aglaiasrl.it/blog/oroscopo-2026-le-previsioni-per-il-marketing/">&#8220;Oroscopo&#8221; 2026: le previsioni per il marketing</a> proviene da <a href="https://aglaiasrl.it">Aglaia Srl</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’inizio dell’anno nuovo molti di voi avranno dato un’occhiata a cosa li aspetta per il 2026 nelle temute e amate parole delle previsioni dell’oroscopo di Paolo Fox. Ma, al di là di osservare l’allineamento di stelle e pianeti, noi di Aglaia guardiamo e studiamo movimenti che avvengono sulla Terra e vi presentiamo un altro “oroscopo”: quello del marketing e dei trend digitali per il 2026.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È impossibile non partire dall’<strong>intelligenza artificiale</strong>, una costante in continua evoluzione, sia sotto il punto di vista delle sue funzionalità, sia della sua integrazione nella vita quotidiana delle persone e nei processi di brand e aziende.</p>
<p>Quello che continueremo a vedere nel mondo del marketing sarà la GenAI, ovvero la sua implementazione per la creazione di contenuti testuali, visivi e creativi, ma anche per supportare decisioni strategiche, ottimizzare campagne e migliorare la comprensione dei target.</p>
<p>Per quanto riguarda la raccolta e l’analisi di dati, l’AI continua ad essere un vero e proprio supporto che aiuterà ad ottimizzare strategie e campagne marketing, con uno studio dei “target persona” più efficace e una conseguente personalizzazione della “user experience” sempre migliore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel campo <strong>SEO</strong>, l’utilizzo dell’AI come motore di ricerca, che vede domande poste con un linguaggio naturale e non tramite parole chiave, renderà più difficile l’intercettazione dell’utente. L’AI tende a fornire risposte direttamente, spesso aggirando i siti web, che sono solo in seconda posizione rispetto alla conversazione che si apre sotto la barra di ricerca. Per questo sarà cruciale lavorare su contenuti più approfonditi, autorevoli e strutturati per essere “compresi” dalle AI. Se un modello di intelligenza artificiale non “vede” il brand, non lo consiglierà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parallelamente crescerà l’utilizzo di <strong>chatbot e assistenti virtuali</strong>, sempre più sofisticati, integrati in siti e piattaforme per migliorare il servizio e rispondere in modo efficace alle richieste dei consumatori. Su larga scala<span style="text-decoration: line-through;">,</span> emergeranno anche <strong>agenti AI per lo shopping</strong>: già oggi circa un quarto degli utenti AI utilizza assistenti che valutano prodotti e influenzano le scelte d’acquisto. I brand dovranno quindi imparare a comunicare non solo con le persone, ma anche con questi nuovi interlocutori, “consumatori non umani”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mondo dei social i format brevi proposti da Youtube, TikTok e Instagram resteranno le forme di intrattenimento preferite, oltre ad essersi rivelati nuovi canali di vendita, utilizzati come piattaforma di lancio per molti brand. Sarà quindi importante catturare l’attenzione con narrazioni creative, accattivanti, che raccontino una storia ma che siano interessanti sin da subito (l’attrattività di un video è cruciale nei primi secondi). L’introduzione di una “call to action” è altrettanto fondamentale per i brand, per aumentare sia visibilità che vendite.</p>
<p>In parallelo, vedremo una crescita dell’importanza delle <strong>micro-comunità</strong>, spazi più piccoli e autentici dove le persone cercano connessioni reali. Qui i brand vinceranno puntando su valore, rilevanza e coinvolgimento sincero, più che sulla semplice portata.</p>
<p>Tra i trend di consumo online continueranno a crescere <strong>fitness e benessere</strong>, insieme alla cosiddetta <strong>“treatonomics”</strong>, la cultura del piccolo piacere quotidiano. In un contesto di incertezza, le persone cercano infatti gratificazioni accessibili e momenti di gioia nella quotidianità.</p>
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<p>Staremo a vedere se queste previsioni, come l’oroscopo, si avvereranno o se ci sarà l’entrata in gioco di altri fattori che cambierà il destino del marketing nel 2026.</p>
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<p><em>A cura di M. Mauri &#8211; PR &amp; Account</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://aglaiasrl.it/blog/oroscopo-2026-le-previsioni-per-il-marketing/">&#8220;Oroscopo&#8221; 2026: le previsioni per il marketing</a> proviene da <a href="https://aglaiasrl.it">Aglaia Srl</a>.</p>
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		<title>Furto al Louvre: quando la cronaca diventa meme</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/furto-al-louvre-quando-la-cronaca-diventa-meme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 08:06:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 19 ottobre 2025 il Louvre si è svegliato con una ferita aperta nel cuore della propria collezione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 ottobre 2025 il Louvre si è svegliato con una ferita aperta nel cuore della propria collezione.</p>
<p>Dalla Galerie d’Apollon, la sala più simbolica del museo parigino, sono scomparsi otto gioielli appartenenti all’epoca di Napoleone Bonaparte: diademi, spille, corone, reliquie imperiali dal valore incalcolabile.</p>
<p>Un colpo rapidissimo, compiuto in pieno giorno, che ha messo in discussione la sicurezza del museo più visitato del mondo e, insieme, ha scatenato un <strong>fenomeno mediatico globale</strong>.</p>
<p>Nell’arco di poche ore, la notizia del furto è rimbalzata sui giornali, poi in tv e infine sui canali che oggi definiscono il flusso informativo del nostro tempo: meme, reel e video trend di <em>TikTok</em>. I gioielli di Napoleone sono diventati virali e la notizia ha smesso di essere solo cronaca per trasformarsi in qualcosa di diverso: <strong>uno spettacolo collettivo</strong>.</p>
<p>Come può essere accaduto?</p>
<p>Oggi la rappresentazione del reale non è più mediata da un solo schermo, ma da migliaia di micro-schermi che producono e rilanciano nuove versioni dello stesso evento. Perciò lo spettacolo non è più la copertura del reale: è il <strong>reale mediato</strong>, <strong>filtrato</strong>, <strong>remixato</strong>.</p>
<p>Il furto al Louvre è stato immediatamente assorbito da questa logica.</p>
<p>I social lo hanno trasformato in <strong>narrazione pop</strong>: meme che imitano i ladri in fuga, reel ironici su Instagram, video-parodie su <em>TikTok </em>con colonne sonore tratte da <em>Lupin</em> e <em>Ocean’s Eleven</em>.</p>
<p>Si tratta della cultura partecipativa descritta dal sociologo <strong>Henry Jenkins</strong>: il pubblico non è più semplice spettatore, ma <strong>co-autore</strong>. La rete permette così di risignificare, di giocare con la realtà. Ma al tempo stesso emerge una perdita: la perdita del senso, della gravità dell’evento.</p>
<p>Ciò che colpisce, infatti, è la velocità con cui un fatto potenzialmente traumatico si è trasformato in contenuto da consumo immediato: l’indignazione si è mescolata al divertimento e all’ironia.</p>
<p>Il Louvre, simbolo di cultura e di memoria, si è ritrovato quindi dentro la macchina della spettacolarizzazione che trasforma politica, arte e tragedia in puro intrattenimento.</p>
<p>In questa dinamica, la <strong>distinzione tra realtà e rappresentazione </strong>si dissolve dal momento che la notizia del furto esiste non solo perché è accaduta, ma perché circola: nei feed, nelle battute, nelle interpretazioni. Il vero bottino è nei server dei social network, dove il fatto si è moltiplicato all’infinito in un grande spettacolo di cui tutti siamo complici e spettatori.</p>
<p>Alla fine, non sappiamo se i gioielli di Napoleone verranno recuperati, ma una cosa è certa: il furto del Louvre non riguarda soltanto l’oro o le gemme rubate.</p>
<p>È anche <strong>un furto d’attenzione</strong>, un episodio che racconta come la nostra epoca viva ogni evento attraverso lo schermo del suo stesso racconto.</p>
<p style="font-weight: 400;">__</p>
<p><em>A cura di: Rebecca Mariconda</em></p>
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		<title>Un fatto di cronaca, un’occasione per ragionare sul crisis management</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/crisis-management-lecco-ruota-panoramica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 07:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lecco è al centro dell’attenzione. A catalizzare tutte le conversazioni (online e off line) è stata ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>47 testate giornalistiche online</strong>, senza contare gli articoli e poi i <strong>video virali</strong> con milioni di visualizzazioni su TikTok e Instagram, accompagnati da numerosi gruppi Facebook: in questi giorni Lecco è al centro dell’attenzione. A catalizzare tutte le conversazioni (online e off line) è stata la rovinosa <strong>caduta della ruota panoramica</strong> sul lungolago di sabato 21 giugno, quando un violento uragano si è scatenato sulla città abbattendo piante, facendo volare sedie e tavolini, ma &#8211; soprattutto &#8211; colpendo la ruota panoramica che è <strong>collassata a terra</strong>.</p>
<p>Non vogliamo concentrarci sulla <strong>tragedia sfiorata</strong> (per fortuna non vi sono state vittime), bensì sulla <strong>comunicazione</strong> che ha accompagnato il crollo. I <strong>click</strong> per la ricerca “ruota panoramica Lecco” sono infatti <strong>aumentati in modo esponenziale</strong>. Non proprio una bella pubblicità.</p>
<p>Se Lecco fosse un’azienda sarebbe un caso di <strong>crisis management. </strong>Come deve intervenire la comunicazione in queste situazioni? Quando ci si trova sotto i riflettori, è fondamentale ridurre al minimo i danni d’immagine, proteggere la reputazione, mantenere la fiducia e prepararsi al meglio per la ripartenza post-crisi.</p>
<p>La <strong>comunicazione</strong> in momenti di crisi non spegne l’incendio, ma ne <strong>evita la propagazione</strong>.</p>
<p>Se ben gestita, può trasformare un momento critico in un’opportunità di credibilità.</p>
<p>La <strong>sincerità</strong> gioca un ruolo cruciale: non si devono nascondere colpe né negare o minimizzare i fatti, ma fornire spiegazioni supportate da dati concreti. In questo caso si potrebbe partire illustrando &#8211; dati scientifici alla mano &#8211; l’improbabilità di un evento climatico simile, supportando il tutto con la documentazione pubblica, i permessi e i collaudi relativi alla messa in sicurezza dell’attrazione. Un simile approccio aiuterebbe il pubblico a comprendere l’accaduto, a sentirsi partecipe e a sviluppare un giudizio critico, senza sottovalutare o ignorare i fatti, aumentando  anche il senso di responsabilità condivisa.</p>
<p>Il <strong>tono della comunicazione</strong> è altrettanto importante: deve essere empatico e lontano da burocratismi e tecnicismi, in grado di trasmettere umanità e responsabilità.</p>
<p>Infine, creare una comunicazione che stabilisca un <strong>punto fermo</strong> è fondamentale in una crisi, perché non solo diventa la voce ufficiale a cui riferirsi, ma contribuisce a <strong>ridurre panico e speculazioni</strong>, una sorta di “ancora” in un lago in tempesta: chiara, stabile e affidabile.</p>
<p style="font-weight: 400;">__</p>
<p><em>A cura di: Martina Antonini, </em><em>PR &amp; Communication</em></p>
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		<title>Il Papa sui social: chi gestisce la voce digitale del nuovo pontefice?</title>
		<link>https://aglaiasrl.it/blog/il-papa-sui-social-chi-gestisce-la-voce-digitale-del-nuovo-pontefice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin_aglaia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 13:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 anche il Papa deve preoccuparsi della reputation online. Sembra uno scherzo, ma è pura realtà: oggi essere presenti sui social non è più un vezzo, è una necessità strategica. Lo sa bene il Vaticano, che con l’arrivo di Papa Leone XIV ha dovuto affrontare (di corsa) una nuova sfida: riaccendere i riflettori digitali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Nel 2025 anche il Papa deve preoccuparsi della <strong>reputation online</strong>.<br />
Sembra uno scherzo, ma è pura realtà: oggi essere presenti sui social non è più un vezzo, è una<strong> necessità strategica</strong>. Lo sa bene il Vaticano, che con l’arrivo di Papa Leone XIV ha dovuto affrontare (di corsa) una nuova sfida: riaccendere i riflettori digitali del pontefice.</p>
<h4 style="font-weight: 400;">Ehi, qualcuno ha dimenticato i social del Papa?</h4>
<p style="font-weight: 400;">Dopo l’elezione di Papa Leone XIV – al secolo Robert Francis <strong>Prevost</strong> – c’è stato un piccolo vuoto di comunicazione. Gli account ufficiali erano ancora in stand-by e il risultato?<br />
<strong>Decine di profili fake hanno invaso il web</strong>, approfittando del silenzio social per guadagnare visibilità (e forse anche qualche like ingannevole).</p>
<p style="font-weight: 400;">Fortunatamente, la situazione si è sbloccata. Ora il nuovo pontefice ha preso in mano le chiavi dei profili <strong>@Pontifex</strong>, ad oggi tre post e <strong>13 milioni di follower.</strong><br />
Instagram, X… e fake account a pioggia</p>
<p style="font-weight: 400;">Il cambiamento più visibile è su Instagram.<br />
L’account di Papa Francesco, @Franciscus, resta online come una sorta di memoriale digitale, mentre il nuovo profilo ufficiale si chiamerà @Pontifex, con il nome “<strong>Pope Leo XIV</strong>” – in inglese, ovviamente.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma nel frattempo, mentre gli account veri si facevano attendere, la rete è stata invasa da cloni, fan page non ufficiali e profili fake.<br />
Alcuni si limitano a condividere citazioni e immagini innocue. Altri, invece, fingono di essere ufficiali (bollini “Official” inclusi), generando confusione e rischi concreti, tra spam, truffe e disinformazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">La regola è semplice: <strong>segui solo i profili verificati</strong>. Il resto… è silenzio (e rischio).</p>
<h4 style="font-weight: 400;">Ma chi scrive davvero i post del Papa?</h4>
<p style="font-weight: 400;">No, non è Papa Leone XIV a scrivere ogni tweet o a scegliere la caption giusta su Instagram.<br />
Dietro i profili ufficiali c’è una macchina ben oliata: il <strong>Dicastero per la Comunicazione</strong> <strong>del Vaticano</strong>. Un team di esperti che lavora come un’agenzia digitale a tutti gli effetti, tra <strong>copywriting, strategia, pubblicazione e moderazione</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il loro compito? Far sì che la <strong>voce del pontefice</strong> resti <strong>coerente</strong>, <strong>credibile</strong> e <strong>umana</strong>.<br />
Tra messaggi spirituali, temi globali e – perché no – momenti più leggeri (chi ricorda i post in romanesco di Papa Francesco?), il tono deve essere sempre in equilibrio<strong> tra autorità e vicinanza</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">E poi c’è tutta la parte meno visibile, ma ancora più critica: <strong>cybersecurity</strong>, gestione dei dati, lotta alle fake news e protezione dell’identità digitale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Essere presenti sui social non basta: serve farlo bene, in modo autentico e sicuro.<br />
Il Vaticano lo sa, e con Papa Leone XIV la macchina comunicativa sta finalmente tornando a pieno regime. Ma il tempo perso si fa sentire, e la priorità ora è <strong>recuperare il controllo della narrazione digitale</strong>, evitando che siano i cloni a parlare al posto del pontefice.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Papa sin dagli inizi si sta rivelando una figura molto mediatica; <strong>semplice nel gesto ma non nei contenuti!</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Anche il Suo recente<strong> incontro con</strong> <strong>Sinner</strong> ne è la riprova!</p>
<p style="font-weight: 400;">In un’epoca in cui anche il Papa deve affrontare le sfide della comunicazione 2.0, una cosa è certa:<br />
“chi tweetta, prega due volte.” 😉</p>
<h6>Crediti foto www.liberoquotidiano.it</h6>
<p>__</p>
<p><em>A cura di: Martina Antonini, </em><em>PR &amp; Communication</em></p>
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